miseria e nobiltà tpa89
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Regia : Mario Mattoli
Soggetto : dalla omonima commedia di Eduardo Scarpetta
Sceneggiatura : Mario Mattoli, Ruggero Maccari
Fotografia : Karl Strauss, Luciano Trasatti
Scenografia : Piero Filippone, Alberto Boccianti
Musica : Pippo Barzizza
Montaggio : Roberto Cinquini
Aiuto regia : Roberto Cinquini
Produzione : C.Ponti, D.De Laurentis per la Excelsa
Film,Roma
Durata: 95 minuti
Interpreti e personaggi:
Totò ( Felice Sciosciammocca )
Dolores Palumbo( Luisella, sua moglie )
Enzo Turco( Pasquale, il fotografo )
Valeria Moriconi( Pupella, sua figlia )
Franca Faldini( Nadia, la modista )
Liana Billi( Concetta)
Franco Sportelli( Vincenzo, il maggiordomo )
Gianni cavalieri( don Gaetano)
Sophia Loren( Gemma, sua figlia )
Carlo Croccolo( Luigino, suo fratello )
Giuseppe Porelli( il marchese Ottavio,detto Bebè)
Franco Pastorino( il marchesino Eugenio )
Franco Melidoni( Peppeniello)
Giulia Melidoni( Bettina )
Enzo Petito( don Gioacchino )
Dino Curcio( Biase)
Nino Di Napoli( il portinaio )
Nicola Maldacea jr.( lo sposino )
Franco Caruso( un cafone )
Leo Brandi( un cafone )
Ambientata nella Napoli di fine '800, è la storia di Felice
Sciosciammocca, scrivano e Pasquale, poveri in canna e costretti
per questo a vivere alla giornata, spesso impegnando oggetti di
casa al banco dei pegni. La loro situazione porta nervosismo e
litigi anche all'interno delle rispettive famiglie, ed infatti
dopo un litigio tra Concetta moglie di Pasquale e Pupella, moglie
di Felice, Peppiniello, figlio di Felice andrà via di casa. Un
giorno però, alle due famiglie si presenta un'occasione d'oro: il
marchesino Eugenio vorrebbe sposare Gemma, una famosa ballerina,
ma i suoi genitori approvano il matrimonio. Il padre di Gemma,
però acconsente alle nozze, solo se anche i genitori di Eugenio
acconsentono. Eugenio quindi chiede a Felice e Pasquale ed alle
rispettive mogli di presentarsi a casa del padre di Gemma
spacciandosi per i suoi aristocratici parenti. Dopo un lauto
pranzo offerto da Eugenio alle famiglie di Felice e Pasquale,
inizierà una serie inarrestabile di equivoci...
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Miseria e Nobiltà» è la più classica e la più
nota delle commedie napoletane. La storia è ambientata nella Napoli di
fine '800, i protagonisti sono: Felice Sciosciammocca,
scrivano, e don Pasquale 'o salassatore, poveri in canna, che
vivono alla giornata e che, per poter mangiare, sono costretti spesso a
ricorrere al Banco dei Pegni. La loro triste situazione è anche motivo
di lite fra donna Concetta, moglie di Pasquale, Pupella,
loro figlia e donna Luisella, compagna di Felice; a causa di
una di queste liti Peppeniello, figlio di don Felice, scappa di
casa. Un inaspettato colpo di fortuna si presenta loro nei panni di un
giovane nobile e ricco, il marchesino Eugenio, che è innamorato
di una famosa ballerina, Gemma, e vorrebbe sposarla, ma i
nobili parenti del giovane, negano il loro consenso, senza il quale, il
padre di Gemma, don Gaetano, rifiuta di concedergli la mano di
sua figlia. Così il marchesino propone a Felice e a Pasquale di
presentarsi in casa di don Gaetano, fingendo di essere i nobili parenti
del giovane, e di dimostrare al padre di Gemma che la sua famiglia è
favorevole alle nozze.
Peppeniello si reca proprio a casa di don
Gaetano per chiedere un lavoro a Vincenzo il cameriere, il
quale, per farlo rimanere lo presenta al padrone come suo figlio. Don
Gaetano, che sta preparando la festa per il compleanno della figlia,
vedendo Felice, Pasquale, Concetta e Pupella vestiti in abiti eleganti e
sicuri di sé crede alla storia raccontata dai quattro, e acconsente al
matrimonio. Ottiene anche il privilegio di avere a pranzo i suoi
nobili ospiti. Ospite inatteso è anche Luigino, figlio
di don Gaetano e innamorato di Pupella. Tutto sembra filare liscio, ma
una brutta sorpresa aspetta don Felice: la sua vera moglie donna
Bettina è la cameriera personale di Gemma e, scopertolo lo minaccia
per farsi dire dove si trova loro figlio. Questi si presenta nel mezzo
del battibbecco e stupisce i due dicendo: "Vincenzo m'è padre a me!".
Si sono da poco spenti gli echi della festa,
quando Felice ritrova Bettina e le chiede perdono, pregandola di tornare
da lui e Bettina, sebbene non ancora convinta, accetta. La storia a
questo punto si complica con l'arrivo di donna Luisella, anche lei
travestita da nobile e decisa a partecipare all'inganno. Tutto sembra
perduto per il povero Eugenio, ma questi scopre che suo padre il
marchese Ottavio Favetti corteggia anche lei Gemma sotto lo
pseudonimo di Signor Bebè; messo alle strette, il marchese
accetta di dare il suo consenso alle nozze del figlio con Gemma. Alla
fine don Gaetano scopre l'imbroglio, anzi gli imbrogli orditi alle sue
spalle, ma non gli rimane altro che benedire le unioni di Eugenio e
Gemma, di Pupella e Luigino e di Felice e Bettina.
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Eduardo Scarpetta nasce a Napoli il 13 marzo 1853 da
Domenico, funzionario del Regno borbonico, ed Emilia Rendina.
E' il terzo di quattro figli; dei primi due (Enrico e Giulia) non si
hanno notizie concrete, se non il fatto che non vedessero di buon
occhio la scelta del fratello Eduardo. L'ultima sorella di Eduardo
Scarpetta, Ermenegilda (Gilda), seguì invece la strada del fratello;
cominciò infatti a ricoprire piccoli ruoli nelle compagnie dove era
scritturato il giovane Eduardo Scarpetta ed in seguito nelle
compagnie dirette dal fratello.
Con la morte del padre la famiglia iniziò ad incontrare grosse
difficoltà economiche, aggravate dallo sfratto dalla casa natale di
via S. Brigida. Dopo un lungo peregrinare si stabilirono in via
della Salute, ma la permanenza in questa casa durò solo sei mesi
poiché la madre fu impressionata dai racconti del vicinato che
imputavano alcuni strani avvenimenti alla presenza di un "monaciello",
cioè di un'anima dannata che vagava per la casa.
E' proprio a questa vicenda che si ispirò Eduardo De Filippo nella
sua commedia "Questi fantasmi". La famiglia Scarpetta continuò a
cambiare casa fino al definitivo approdo al vico Santa Monica, 7. Fu
un'infanzia di stenti e povertà per il piccolo Eduardo Scarpetta che
ben presto dovette staccarsi dalla famiglia iniziando la sua
carriera d'attore per contribuire al sostentamento di questa. |
la mitica scena del desisti
Pasquale: Felì qua ci sta il mio paltò;
prendilo e portalo allo Scharcoutier qui alla cantonata.
Felice: E chi è questo sciaqquittiello??!...
Pasquale: Scharcoutier... il bottegaio... il pizzicagnolo, và!
Felice: Ah, il casantuoglio? E parla bene, no?
Pasquale: Vai dallo Scharcoutier e ti fai dare un chilo e mezzo di
vermicelli; non ti far dare quelli doppi, perché io non li digerisco.
Felice: Pasquà, tu con questa fame, digerisci anche le corde di
contrabbasso...
Pasquale: E il sugo poi, come lo vogliamo fare? Con la salsiccia? Si! I
vermicelli, si fanno con la salsiccia. Oh, vediamo un pò; vai dal
macellaio che ha la macchinetta, infila la pelle, mette la carne, Trrr...
Tatà, Trrr... Tatà, e te li fai fare davanti a te. Se no, desisti. E
poi, cos’altro ci mangiamo, solo i vermicelli con la salsiccia,
rimaniamo così, asciutti asciutti? Vogliamo fare una bella padellata di
uova?
Felice: Uova!...
Pasquale: Felì, tu te le mangi le uova?...
Felice: Eh, se me le dai... me le mangio.
Pasquale: Allora prendi una dozzina di uova. Assicurati che siano
fresche; tu prendi l’uovo tra le dita, lo agiti, e se è
fresco, lo prendi, se no... desisti.
Felice: Desisto.
Pasquale: Ah. E le uova come ce le facciamo, così, senza niente? Una
mozzarella! Felì, le uova vanno fatte con la mozzarella. Tu chiedi mezzo
chilo di mozzarella d’Aversa, freschissima; assicurati che sia buona. Tu
prendi la mozzarella tra due dita, così, premi la mozzarella, e se cola
il latte, la prendi, se no, desisti.
Felice: Desisto!
Pasquale: Poi ti fai dare anche due lire di resto dallo Scharcoutier, e
vai dal vinaio all’angolo, e dici: qua mi manda Don Pasquale il
fotografo, e ti fai dare due litri di Gragnano frizzante; assicurati che
sia Gragnano; tu te lo fai versare, lo assaggi, e se è Gragnano lo
pigli, se no, desisti.
Felice: Desisto sempre, io!
Pasquale: E poi, diente più? Ah, prendi pure nu’poco e’ frutta secca,
noci, nucelle e nu’ grappolo d’uva; e poi, uscendo, vai dal tabacchino
sotto al palazzo, e prendi due sigari, uno per me, e uno per te. E il
resto me lo porti, vài.
Felice: . . . Pasquà, ma qui dentro ci fosse il paltò di Napoleone??!...
Pasquale: . . .E che c’entra, paltò di Napoleone! C’è... C’è il mio
paltò, di quando mi sposai con mia moglie, Concetta, e...
Felice: Lo conosco, lo conosco quel paltò... Quello, se lo porto dallo
sciarconnièr a chiedere tutta questa robba, me piglia a calci!
Pasquale: Ma come...
Felice: E poi non ci posso andare dallo scianttonièer qui all’angolo,
tiè, pigliati il tuo paltò.
Pasquale: ...E perché non ci puoi andare?
Felice: Perché ci ho ancora il mio paltò da spegnorare...
Pasquale: Se è per questo, non ci posso andare neanche io, perché
abbiamo impegnate ancora le coperte d’inverno...
Marchesino "... vedete Don Felice, mio
padre è contrario... sposare UNA BALLERINA... FIGLIA DI UN CUOCO.... "
Totò: " e sposati il CUOCO !! "
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