Alberto
Castagna maestro di cinema che per 30 anni mi ha insegnato a
raccogliere montagne di immagini in silenzio se ne è andato
il 27 settembre 2009
Q44 Aprile 1944, retata
nazista al Quadraro
RASTRELLAMENTO Il 17 aprile 1944, 63 anni fa, gli
abitanti del Quadraro subirono una retata da parte dei tedeschi che culminò
nella deportazione di 947 uomini nei campi di concentramento in Germania e
Polonia. Meno della metà di loro tornò.
Primavera 1944: Roma è una "città aperta".
L'occupazione tedesca è scandita da terrore ed eccidi, come quello delle
Fosse Ardeatine (24 marzo). La popolazione civile è inerme, affamata. Gli
alleati sono ancora a 80 chilometri dalla capitale: la raggiungeranno il 4
giugno seguente.
Il Quadraro Ma nel '44 la città di Roma termina a Porta Furba. Da lì
comincia il Quadraro, (ex Cecafumo). Qui i tedeschi entrano solo in forze
perché il rischio delle imboscate è alto. Non per caso il 31 marzo il
comando nazista anticipa alle 16 il coprifuoco al Quadraro, al Quarticciolo,
a Torpignattara e a Centocelle.
L'antefatto Dopo una serie di "incidenti", nel pomeriggio del 10 aprile
(lunedì di Pasqua) Giuseppe Albani, il "gobbo del Quarticciolo" assale con
la sua banda alcuni soldati tedeschi che si ristorano nella trattoria "da
Gigietto" in via Calpurnio Fiamma a Cinecittà, uccidendone tre.
Operazione Balena La reazione di comandante tedesco Herbert Kappler, già
responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, è nell' Unternehmen
Walfisch (operazione Balena): "Andiamo a scacciare quel nido di vespe". Così
alle 4 del mattino del 17 aprile circonda il quartiere anche con reparti
della Gestapo e delle SS. Duemila uomini tra i 25 e i 50 anni vengono
portati al cinema Quadraro. Poi a Cinecittà. Molti riescono a scappare,
anche con l'aiuto di don Gioacchino Rey, parroco di Santa Maria del
Buonconsiglio (sulla Tuscolana). Alla fine i tedeschi possono disporre di
947 persone per i lavori forzati. Prima nel campo di concentramento di
Fossoli (Carpi). Poi in Germania e Polonia. Più della metà di loro non
tornerà a casa.
Massimiliano Ancona