|
Silvano
Agosti: settant'anni di libertà
domenica 23 marzo 2008
Compie oggi settant'anni il regista, scrittore, sceneggiatore e quant'altro
Silvano Agosti che, durante la sua lunga carriera, ha diretto film, documentari,
aperto case editrici e cinema. Noi di Italani ripercorriamo la vita di un uomo
che si definisce uno che "vive, lavora e gioca a Roma".
di Gianluca Marchionne da
http://www.fondazioneitaliani.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3690&Itemid=1
Silvano Agosti Fuori dalle regole, anarchico, eclettico e "costretto a portare
la croce di essere un uomo felice". Silvano Agosti, regista, scrittore,
sceneggiatore, montatore, produttore, esercente, nasce a Brescia il 23 marzo del
1938. Vive un'infanzia spensierata, fatta di giochi e corse tra i campi,
"immune" fino ai 10 anni dalla frequenza scolastica. A soli 17 anni, dopo il
diploma all'Istituto Magistrale, parte per vedere la casa di Charlie Chaplin,
suo mito fin da bambino. Cominciano cos・cinque anni di avventure, iniziati in
Inghilterra e proseguiti in Francia e Germania, per poi passare in Medio Oriente
e Africa del Nord, i suoi piedi come mezzo di trasporto e la sua innata
curiosit・come carburante. Torna in Italia nel 1960 e si iscrive al Centro
Sperimentale di Cinematografia di Roma, seguendo le lezioni di Maria Rosalda e
formandosi allo stesso tempo una notevole cultura cinematografica con la visione
di molti classici del cinema. Dopo i 2 anni al Centro, dal quale esce diplomato
in regia nel 1962, dopo aver imparato che non c'・niente da imparare (come
dichiarer・in un'intervista), firma il suo primo cortometraggio "La veglia",
saggio finale del corso e premiato con il Ciak d'Oro del Presidente della
Repubblica.
Nel 1963 soggiorna a Mosca, dove si specializza in tecnica di montaggio
all'Istituto di Stato del Cinema e studia l'opera di Sergej Ejzenstejn. Due anni
dopo ・la volta della collaborazione con l'amico e compagno al Centro
Sperimentale Marco Bellocchio, regista e sceneggiatore insieme a Silvano di "I
pugni in tasca" (1965), pellicola montata da Agosti con lo pseudonimo di Aurelio
Mangiarotti.
Il primo lungometraggio del regista bresciano ・datato invece 1967: si tratta di
"Il giardino delle delizie", racconto della crisi vissuta da una coppia che
aspetta un bambino, interpretato da Maurice Ronet e Lea Massari e con le musiche
dell'amico Ennio Morricone. Il film, prodotto da Enzo Doria, gi・finanziatore di
"I pugni in tasca", viene mutilato di 28 minuti dalla censura italiana, mentre
all'estero riscuoter・buoni consensi, i come testimonia l'invito all'Esposizione
Universale di Montreal. Lo stesso anno ・anche accreditato con il nome di
Alessandro Giselli come montatore di "Grazie zia" di Salvatore Samperi.
Il '68, anno dell'esplosione della contestazione giovanile, ・per il trentenne
Agosti l'occasione di venire a contatto diretto con le istanze di protesta di
liceali e universitari. Dopo aver partecipato con Bellocchio ad una delle prime
assemblee del movimento studentesco nella Facolt・di Lettere dell'Universit・La
Sapienza di Roma, ed essersi reso conto di un momento epocale, dove "per la
prima volta l'assenza di qualsiasi logica lasciava il posto all'emotivit・,
decide di tralasciare qualsiasi altro progetto per filmare ci・che accadeva nelle
strade e all'universit・ Continuer・a seguire il movimento dei contestatori per
altri dieci anni, fino al 1978. Sono anni "straordinari", dove "・accaduto un
risveglio globale del Paese, per fermare il quale sarebbero state impiegate
tutte le possibili e immaginabili risorse degli apparati di potere." Silvano
raccoglier・poi le immagini e i ricordi di quelle lotte nei documentari "Trent'anni
d'oblio" (1998) e "Prendiamoci la vita" (1968-78), realizzato nel 2003.
Il 1970 lo vede impegnato nella realizzazione di "NP il segreto", con Irene
Papas, Francisco Rabal e Ingrid Thulin, mentre nel '74 gira a Brescia un
documentario sulla strage di Piazza della Loggia. Nel '75 infatti con Marco
Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli dirige "Matti da slegare",
documentario in 16mm girato all'ospedale psichiatrico di Colorno vicino a Parma
diretto dallo psichiatra Franco Basaglia. La vita del manicomio e i tentativi
"rivoluzionari" di miglioramento delle condizioni dei malati da parte dello
stesso Basaglia vengono rappresentati con un'ottica scevra da patetismi e luoghi
comuni, in una testimonianza che ・al tempo stesso denuncia e atto d'amore e di
rispetto verso l'uomo "diverso" e malato.
Nello stesso periodo Agosti fonda la casa di produzione "11 marzo
Cinematografica", cooperativa che produrr・tutti i suoi film. Dal '76 al '78
・docente di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia, carica che
abbandoner・per incompatibilit・con i criteri didattici della scuola. Frattanto
prosegue l'attivit・di cineasta con "Nel pi・alto dei cieli" (1976), nel quale
sono protagonisti quattordici cattolici rimasti chiusi in un ascensore che danno
vita a un massacro cannibalistico tutti contro tutti, al quale riuscir・a
scampare solo una suora in preda alle doglie del parto. Nel '79 collabora di
nuovo con Bellocchio, Petraglia e Rulli nel documentario-inchiesta "La macchina
cinema". In quegli anni inoltre spuntano i 30mila metri di pellicola girati da
un cineamatore suo amico, Franco Piavoli, al quale ha portato da Roma cinepresa
e moviola per sollecitarlo a lavorare al suo film. Il materiale registrato
diverr・"Il pianeta azzurro", opera prima di Piavoli prodotta proprio da Agosti e
presentata nel 1982 a Venezia. Applauditissimo dalla critica (secondo il critico
cinematografico e giornalista Tullio Kezich "tutti gli italiani dovrebbero
vederlo per legge"), il film incontrer・difficolt・di distribuzione nei cinema
romani, tanto che il produttore Agosti lo far・proiettare in un primo momento al
cinema Modernetta, nota sala porno della capitale.
Dopo la sostituzione in programmazione anche l・ per volere del gestore Renzino
Rossellini, il regista bresciano decide di aprire una sala finalmente dedicata
al cinema d'autore che trova ormai sempre meno spazio. Nel 1983 nasce cos・il
cinema Azzurro Scipioni, il cui nome Silvano ha spiegato cos・ "Azzurro per via
del film "Il pianeta azzurro" e perch・・il colore della vita e Scipioni perch・si
trova in via degli Scipioni", nel quartiere Prati. Il locale programmer・"Il
pianeta azzurro" per anni. Ma Agosti non si ferma qui e per alcuni anni
aprir・anche uno spazio dedicato ai film muti, il Caff・Azzurro Melies, arredato
su disegno proprio e dell'architetto Mario Garbuglia. L'anno dopo, nel 1984,
termina il suo documentario "D'amore si vive", montaggio di nove ore di
interviste realizzate a Parma, articolato in varie sezioni riguardanti i vari
aspetti e modi di vivere l'amore e la sensualit・ secondo l'ottica di una mamma,
un bambino, un transessuale, una prostituta e un travestito. Dell'84 ・anche il
documentario sulla morte del leader del Partito Comunista Italiano Enrico
Berlinguer, in coppia con il regista Ugo Adilardi.
Questi sono gli anni in cui Silvano Agosti diventa anche scrittore, autore di
romanzi come "L'uomo proiettile (finalista al Premio Strega nel 1984), "Il
cercatore di rugiada", "Uova di garofano", "Il giudice", "L'assassino", "La
ragion pura", "La vittima" e il pi・recente "Lettere dalla Kirghisia" (2006),
tutti pubblicati dalla casa editrice da lui fondata, "Edizioni L'Immagine".
Scrive anche poesie, raccolte nella trilogia poetica "Nuvole", "Incanti" e
"L'estro armonico". Non tralascia ovviamente l'attivit・filmica, distribuendo nel
1987 "Quartiere", ambientato nel quartiere dove vive, quello romano di Prati,
dove quattro eccentriche storie d'amore si susseguono unificate dalla presenza
di un barbone vagabondo, protagonista dell'ultima. Il 1992 ・l'anno della
trasposizione cinematografica "Uova di garofano", tratto da un suo precedente
libro, cos・come "L'uomo proiettile" del 1995, film in cui unisce l'impegno
civile e la sua personale concezione della vita, alternati a momenti di pura
poesia.
In oltre trent'anni di carriera incontra grandissimi personaggi del mondo
intellettuale, artistico e politico mondiale, come Alessandro Panagoulis,
Alberto Moravia, Indira Gandhi, Marcel Marceau e Dario Fo, filmando i colloqui
ed editandoli come documentari. Il percorso registico prosegue con "Trent'anni
d'oblio" (1998) e soprattutto con "La seconda ombra" (2000), film dove Agosti
torna a riflettere sulla tematica delle istituzioni manicomiali ripercorrendo
l'esperienza alla direzione del manicomio di Gorizia di Franco Basaglia, a cui
・ispirato il personaggio del direttore, interpretato da Remo Girone. Molti
attori del film sono poi persone che hanno realmente lavorato o vissuto negli
istituti di Gorizia e Trieste, e che contribuiscono a far percepire la volont・di
Basaglia di far aprire i malati mentali alla vita, abbattendo le barriere
fisiche e mentali che li separavano dal resto del mondo. La seconda ombra ・il
posto dove si rifugia un malato mentale quando proprio coloro che dovrebbero
curarlo lo torturano, peggiorando il suo stato, ma, stando alle dichiarazioni
del regista, ・anche "il destino che ogni persona non ha vissuto o non sta
vivendo", quello in cui si rifugia ognuno di noi quando la vita che vive non
・quella che vorrebbe vivere.
Suggestionato da Leibniz, Spinoza e Kant, come appare gi・dal titolo, "La ragion
pura" del 2001, con Franco Nero ed Eleonora Brigliadori, focalizza la propria
attenzione su un rapporto di coppia ormai logoro ed improvvisamente rianimato da
una scoperta improvvisa, che riporter・il desiderio e l'affetto tra i due coniugi
ormai spenti dalla monotonia in cui vivono. Un altro capitolo della ricerca
agostiana sull'amore, impreziosito dalle musiche ancora una volta di Ennio
Morricone. Del 2006 ・invece il documentario musicale "Le quattro stagioni"
sull'esecuzione dell'opera omonima di Vivaldi da parte di Uto Ughi e i
Filarmonici, nella cornice della Basilica Superiore di Assisi illuminata solo
dalla luce delle candele. Tra le sue attivit・pi・recenti spicca la partecipazione
ai programmi televisivi di Fabio Volo "Ca'volo" (MTV), "Smetto quando voglio" e
"Lo Spaccanoci" (Italia 1), mentre ha recitato in "La febbre" di Alessandro D'Alatri
(2004) e "Hans" di Louis Nero (2006).
Silvano Agosti continua oggi, a settant'anni, a seguire il suo percorso di vita,
fatto di arte, protesta, ideali, speranze ed utopie, con tanta strada ormai nei
sandali ma ancora tanta voglia di vivere e capire. Per capirlo basta leggere
questo suo discorso sulla schiavit・
"Uno degli aspetti pi・micidiale dell'attuale cultura, ・di far credere che sia
l'unica cultura... invece ・semplicemente la peggiore. B鑄 gli esempi sono nel
cuore di ognuno... per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni
alla settimana ・la cosa pi・pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare
la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta...
Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro,
da oggi penso: "Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l'unica vita che ho,
perch・non ne avr・un'altra, c'ho solo questa.. e loro mi fanno andare a lavorare
5 volte, 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno.. per fare
cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?!" Allora, intanto uno non
deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale ・prigioniero
perch・senn・anche se un giorno la porta sar・aperta lui non vorr・uscire... Deve
sempre pensare, con una coscienza perfetta: "Questi tanno rubandomi la vita, in
cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada, mentre io sono un
capolavoro il cui valore ・inenarrabile.
Non capisco perch・un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere
umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada. Secondo me, poi, siccome c'・un
parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100
volte... e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no!
L'orario di lavoro ・rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene
pi・prezioso che mi ・stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa pi・bella che la
Natura propone, che ・quella di, mettiamo, di fare l'amore, no?!
Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone
sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al
giorno... sarebbe una vera tortura... e quindi perch・non dovrebbe essere la
stessa cosa per il lavoro che non ・certamente pi・gradevole di fare l'amore, no?!
Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana...
certo c'ho il mitra alla nuca... lo faccio, perch・faccio il discorso: "Meglio
leccare il pavimento o morire?" "Meglio leccare il pavimento" ma quello che
・orrendo in questa cultura ・che "leccare il pavimento" ・diventata addirittura
una aspirazione, capisci? Ma ・mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8
ore al giorno e debba essere pure grado a chi gli fa leccare il pavimento,
capisci? Tutto ci・・"oggettivamente" mostruoso, ma la dove la coscienza produce
coscienza, tutto ci・・"effettivamente" mostruoso...
Intervistatore: "SI VABBE' MA ORMAI E' IRREVERSIBILE LA SITUAZIONE.
Si, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprire, perch・・il tipico
dello schiavo, no?! Il vero schiavo...il vero schiavo difende il padrone, mica
lo combatte. Perch・lo schiavo non ・tanto quello che ha la catena al piede quanto
quello che non ・pi・capace di immaginarsi la libert・ Ma rispetto a quello che tu
mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare
intorno al Sole, ci sar・sicuramente stato qualcuno come te, che gli avr・detto:
"Eh si! sono 22 secoli che tutti dicono che ・il Sole che gira intorno, m・arrivi
te a dire questa stronzata... e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri
umani?" e lui: "Non ・affar mio, signori..." "Allora guarda, noi intanto ti
caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non ・vero, cos・tutto torna
nell'ordine delle cose"... hai capito? Perch・tutto l'Occidente vive in un'area
di beneficio perch・sta rubando 8/10 dei beni del resto del Mondo. Quindi non
・che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la
macchina,... no. E' un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e da
un p・di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi... quindi, signori miei, o ci si
sveglia... o si fa finta di dormire... o bisogna accorgersi che siete tutti
morti..."
Gianluca Marchionne
Filmografia:
I pugni in tasca (1965), co-sceneggiatore e montatore con lo pseudonimo di
Aurelio Mangiarotti;
Il giardino delle delizie (1967), anche sceneggiatore;
N. P. il segreto (1970), anche sceneggiatore;
Matti da slegare (1975), co-registi Marco Bellocchio, Sandro Petraglia, Stefano
Rulli;
Nel pi・alto dei cieli (1976);
La macchina cinema (1979), documentario;
Runaway America (1982), documentario;
Addio ad Enrico Berlinguer (1984), co-regista Ugo Adilardi, documentario;
D'amore si vive (1984), documentario;
Quartiere (1987), anche sceneggiatore e direttore della fotografia;
Uova di garofano (1992), anche sceneggiatore;
Il leone d'argilla (1993);
L'uomo proiettile (1995), anche sceneggiatore e direttore della fotografia;
La seconda infanzia (1998), documentario;
La seconda ombra (2000);
La ragion pura (2001), anche sceneggiatore;
Le quattro stagioni (2006).
|