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per reperire questo libro contattatemi marco capitelli immaginicinema@hotmail.com tel 338 5465301 Storia del teatro regio di Torino MARIE-THERESE BOUQUET VALERIA GUALERZI ALBERTO TESTA CRONOLOGIE A CURA DI ALBERTO BASSO INTRODUZIONE Con questo quinto volume, interamente dedicato alla Cronologia degli spettacoli, si compie il lungo cammino editoriale della Storia del Teatro Regio di Tori Dodici anni sono trascorsi dal momento in cui (1976) avevano visto la luce i primi i tomi, quelli consacrati alla storia propriamente istituzionale del teatro (sino al de roso incendio del 1936), seguiti a distanza da quelli sulla scenografia (1980) e sull'architettura (1983). La cronologia, scienza del tempo storico e disciplina ausiliaria della storia veicolo di armonia e di chiarezza: essa aiuta a scoprire nella sequenza dei fot disegni che la ragione, la provvidenza, la fatalità (è risaputo che i punti di vista i la storia sono più d'uno) hanno tracciato. L'immagine che ne risulta è, generalmente quella di un « tempo sociale» che ha scadenze e cadenze regolate da un sistema, o un'organizzazione, capace d'imprimere a quel flusso di avvenimenti, appartenute autonomi e indipendenti, i caratteri della continuità e della persistenza. Se poi cronologia è ridotta ad un elenco di date, e di dati, tale da consentire una consultazione rapida e analitica del percorso compiuto da un 'istituzione, allora essa p lasciar trasparire una natura di madre amorevole che custodisce e alleva nel proprio grembo il divenire del figlio e forgia il carattere della propria creatura. La storia di un teatro è una storia di eventi e la cronologia di quegli eventi è tessuto connettivo ed epidermico dell'istituzione teatrale. Specchio di consuetudini) di tradizioni, di assuefazioni persino, la cronologia è anche lo strumento rivelato delle innovazioni e delle riforme, l'alambicco nel quale si distillano gli umori e i gusti vizi e le virtù di quella straordinaria macchina dell'assurdo che è il teatro musicai È un ingiusto destino delle cronologie, forse, che esse seguano e non precedano narrazione dei fatti e si collochino come una glaciale sintesi a posteriori e un 'inespressiva appendice documentaria, in un certo senso pleonastica e marginale rispetto al «grande» storia. Bisognerebbe inventare, invece, un metodo di studio che rovescia se i termini della ricerca e proponesse prima una spietata analisi cronologica dei fai e poi si lanciasse nei vortici dell'interpretazione storica: ma il metodo, si sa, contro la generale mentalità storiografica che preferisce cogliere prima le visioni d'insieme e poi i dettagli. La cronologia, dunque, rappresenta il necessario e indispensabile complemento ad una trattazione che, pur nel rigore della ricerca storica, non può (e non deve) tenere conto di tutti i più minuti elementi e delle componenti secondarie. Venendo al caso nostro, che è quello di un teatro dalla vita assai lunga e illuminato da una «preistoria» intesa come parte integrante della sua esistenza, questa cronologia ripercorre il cammino storico dell'istituzione, ducale prima, regia poi, municipale infine rettificandone anche qualche particolare, e lo ripropone sotto la forma di un repertorio descrittivo. Quantunque condotta col massimo della cura e dell'acribia la impressionante sequenza delle tavole cronologiche o sistematiche, dei prospetti e degli indici (tanto delle opere quanto dei nomi) che l'opera comporta, non può registrare la totalità delle manifestazioni legate alla storia del teatro torinese nella sua accezione più specifica. Di alcuni eventi le fonti tacciono i particolari qualificanti, di altri sicuramente accaduti manca la documentazione, di altri ancora che non hanno attinenza con l'argomento «teatro musicale» (la cosiddetta «prosa», conferenze, assemblee, comizi, adunanze di vario tipo) o che sono troppo lontani dal nostro assunto (veglioni, recite, premiazioni scolastiche, ad esempio) non si è ritenuto opportuno segnalarne la presenza, del resto documentata in maniera molto approssimativa, incerta o irregolare. Manifestazioni celebrative (quali genetlìaci,anniversarì, ricevimenti di personalità illustri) si sono certamente tenute, il più delle volte al di fuori del periodo normale di apertura del teatro subalpino (il carnevale); e concerti, accademie, balli pubblici, serate d'intrattenimento dalla vaga connotazione (e spesso commiste di forme disparate di spettacolo) hanno tenuto occupata la sede teatrale in misura certamente superiore a quanto riferiscono le carte superstiti, i fogli di giornale, gli avvisi. Una cronologia teatrale non è una mappa catastale, né una carta geografica militare, né un inventario di beni, né un'anagrafe. Essa è, piuttosto, lo spettrogramma o la radiografia di un corpo che ha articolazione complessa e che è costituito da un così fitto reticolato di elementi da fare sembrare inverosimile la sua stessa esistenza. Lo spettacolo musicale, poi, è frutto di congiunzioni miracolose, è il punto di convergenza di interessi che hanno connotati artistici, economici, politici, sociali, etici di quasi incalcolabile rilevanza. Se dalla parte del pubblico c'è la presenza di palchettisti e di loggionisti (ma fra gli uni e gli altri sta una vasta gamma intermedia di spettatori), di abbonati e di «serali», di ospiti e di «portoghesi», di claqueurs e di disturbatori, di critici e di osservatori (le spie della concorrenza), di cronisti e di caricaturisti, dalla parte dell'organizzazione l'elenco delle persone cui in qualche misura lo spettacolo fa capo non pare avere fine: committenti e promotori, proprie-tari e appaltatori, impresari e gestori, direttori artistici e censori, editori e stampatori, musicisti e poeti, scenografi e architetti, costumisti e sarti, direttori della scena e ........
1 — A. basso, Storia del Teatro Regio, V. |
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